I tutor di Antreem al Politecnico di Milano

07 Mar 2018 Elena Venieri
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Il Service Design in azione per scomporre, ripensare e scardinare il rituale dello shopping: il mondo online e i negozi fisici incontrano l’esperienza dell’utente.

Questa la sfida lanciata da Calzedonia a un gruppo di venti giovani studenti, alle prese con il workshop professionalizzante del corso di Laurea Specialistica in Service Design del Politecnico di Milano.

Antreem è stata chiamata a guidare il lavoro degli studenti, suggerendo ai gruppi di lavoro idee e strumenti di lavoro da utilizzare.

Il workshop è iniziato con un’immersione del mondo di Calzedonia, andando alla scoperta della vision, dei canali di distribuzione, dei punti di forza e di debolezza di un’azienda che conta oltre 4.500 negozi in tutto il mondo, 4 siti web e-commerce, uno per ogni marca, che raggiungono 23 Paesi, utilizzando 14 lingue e 10 valute diverse.
In seguito i ragazzi sono stati invitati a dividersi liberamente in gruppi a seconda delle loro propensioni. A parte alcuni momenti di revisione durante le varie giornate, ogni team è stato libero di seguire un proprio metodo di lavoro, in modo da fare utilizzare nel workshop tutte le conoscenze apprese durante il corso di laurea e pregresse.

Sicuramente un punto di notevole interesse per le attività del workshop e per le soluzioni attese è stata la composizione dell’aula: una ventina di ragazzi provenienti da tutto il mondo. Quattro erano i ragazzi italiani – dei quali metà ha studiato all’estero per 2 anni-, insieme a studenti indiani, cinesi, thailandesi, rumeni, bulgari, spagnoli e austriaci. Questo ha portato a riflessioni sul mondo dello shopping che partivano da esperienze culturali diverse: è stato interessante notare come le soluzioni proposte puntassero a risolvere problemi comuni, individuati da ciascun gruppo parallelamente,. Segno che la globalizzazione di brand internazionali, come Calzedonia, tende a spingere l’utente verso una stessa esperienza d’uso. Un esempio? Le donne di tutto il mondo ritengono che sia un grosso problema trovarsi fuori casa e scoprire di avere un buco nei collant. È possibile che l’unica soluzione sia sempre averne un paio di riserva nella borsa?

La platea internazionale dell’aula ha portato anche approcci molto diversificati al lavoro. Quasi tutti gli studenti provenivano da un percorso formativo differente: alcuni avevano un background di comunicazione, altri di design del prodotto, altri ancora di ingegneria. La conseguenza, positiva: un percorso non standardizzato per arrivare alla soluzione. Nonostante siano stati presi in considerazione da tutti i gruppi vari strumenti del Service Design, l’utilizzo di questi non è stato lineare. C’è chi ha utilizzato la Journey Map nella fase di brainstorming iniziale e chi per sviluppare un concept già definito. Chi ha utilizzato prima i Personas e chi gli Storyboard. Chi ha intervistato utenti sul campo e chi è andato a testare di persona gli store fisici e digitali facendo ricerca sul campo e osservazione etnografica.

In conclusione, il workshop di fine gennaio ha creato un terreno fertile di spunti per l’azienda e un successo formativo per gli studenti che hanno provato cosa significhi lavorare in una situazione reale. Sia dalla parte delle proposte illustrate dagli studenti, che sono andati a toccare soluzioni innovative ma nello stesso tempo implementabili, sia per il team di Antreem, che ha avuto la possibilità di confrontarsi con nuovi giovani talenti.